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SANITA’ IN LOMBARDIA: TROPPE CRITICITA’

                                                          

SANITÀ IN LOMBARDIA: TROPPE CRITICITÀ

Nell’ultimo incontro avuto con la Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia abbiamo ricevuto un breve aggiornamento sullo stato dei lavori relativi al progetto di legge n. 187 sulla revisione della legge 23 in Consiglio Regionale.

Entro novembre si dovrebbe concludere l’iter di approvazione, queste almeno sarebbero le intenzioni di Regione Lombardia. Entro fine anno dovremmo comunque avere la nuova legge sul sistema socio-sanitario regionale che, attraverso l’utilizzo delle risorse del PNRR, dovrebbe prevedere il potenziamento della rete dei servizi socio-sanitari territoriali con la creazione di 203 Case di Comunità, 60 Ospedali di Comunità e 101 Centrali Operative Territoriali.

Una Dgr ha già identificato un primo blocco di strutture di proprietà del servizio sanitario regionale per 115 Case di Comunità e 53 Ospedali di Comunità.

A tal proposito abbiamo posto il tema del personale necessario ad attivare tali strutture. Regione Lombardia ha ipotizzato che occorrerà procedere all’assunzione di un terzo del personale necessario. Il restante personale sarà reperito tra quello già in servizio.

Abbiamo espresso la nostra assoluta contrarietà a tale ipotesi di reclutamento del personale, rimarcando, per l’ennesima volta, la differenza di metodo per quantificare il personale sanitario negli ospedali di comunità calcolati in “teste” e i reparti ospedalieri calcolati in “minutaggio assistenziale”. Non è concepibile distrarre ulteriori risorse sanitarie e tecniche da strutture già oggi deficitarie di diverse migliaia di professionisti. La Regione deve trovare altre risorse per garantire una nuova e potenziata sanità territoriale che per noi deve essere primariamente pubblica.

Pubblico deve essere anche il rapporto di lavoro all’interno delle aziende sanitarie regionali. Siamo molto critici verso quanto sta accadendo in molte realtà, con interi reparti esternalizzati a cooperative e a società di lavoro interinali. E stiamo parlando di esternalizzazioni che riguardano attività cosiddette “core”. È inaccettabile che si continui con questa sorta di privatizzazione strisciante che riduce sempre più il numero di professionisti assunti con un rapporto di lavoro diretto a vantaggio di un rapporto  intermediato da altri soggetti. Gli impegni comunicatici dalla DG Welfare in tal senso sono tutt’altro che rassicuranti. Perciò chiediamo a Regione Lombardia sia di dare precise indicazioni alle proprie aziende affinché i servizi che sono stati appaltati o dati in gestione vengano reinternalizzati, sia di farsi garante del mantenimento pubblicistico, attraverso i concorsi, nei confronti delle direzioni generali delle ASST e ATS.

Abbiamo insistito ancora una volta affinché tutti i servizi del sistema socio-sanitario vengano inseriti nell’ambito della Direzione Welfare. Ci riferiamo in particolare alle ASP (Aziende Servizi alla Persona) che fanno capo ad un’altra Direzione, con diverse conseguenze negative per il personale. Su questo punto le risposte che abbiamo ricevuto sono state evasive, non c’è allo stato dei fatti un impegno concreto di andare in questa direzione.

Abbiamo infine rimarcato alla DG di richiamare le Aziende all’applicazione degli accordi regionali (Rar e personale ex-Esacri, solo per citarne alcuni), poiché troppe sono le situazioni che vedono provvedimenti di aziende incoerenti tra loro e in alcuni casi irrispettosi anche delle norme legislative e del CCNL.

Milano, 18 ottobre 2021

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