Il rifiuto alla vaccinazione da parte del personale sanitario e socio-sanitario sta ponendo grandi interrogativi nella comunità.
Perché siamo così reticenti? Cosa ci sta succedendo? Crediamo ancora alla ricerca scientifica e al progresso medico e farmacologico? E’ diffidenza o bombardamento mediatico della cattiva informazione?
Nel mondo sanitario e socio-sanitario abbiamo vissuto un anno difficilissimo e tristissimo sia dal punto di vista professionale che personale.
Nonostante tutto questo, pare che ancora non si sia compresa fino in fondo la lezione che, un piccolissimo virus ha voluto darci; sì, perché questo piccolo virus, venuto dall’oriente, ci ha messo in ginocchio privandoci di tutto ciò che ci è più indispensabile e caro. La ripresa economica, sociale, occupazionale e psicologica, da tutto quanto è successo è ancora lontana.
C’è voluto un lungo anno a suon di perdite di familiari, amici, colleghi e conoscenti, di privazione di movimento e di limitazioni fisiche, per capire qualcosa di più del Coronavirus, per combatterlo, per contenerlo, per far guarire le nostre persone. Questo percorso fatto di successi e di insuccessi è stato possibile grazie all’impegno di tutto il mondo che gravita intorno alle professionalità del sanitario e del socio-sanitario. Infatti abbiamo dovuto affrontare la cura nel periodo acuto e grave e la riabilitazione sugli esiti che il virus ha lasciato.
Come professionisti della salute, della cura e dell’assistenza, abbiamo anche il dovere di diffondere tutte le buone pratiche di prevenzione e protezione: quelle ormai consolidate e quelle nuove, di ultima generazione.
Oggi abbiamo un’arma in più: il vaccino. Il vaccino è stato ormai autorizzato da tutte le agenzie preposte, europee ed italiane, competenti in materia. Lo stesso Ministero della Salute (consulta il link http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=249), ha confermato la sua efficacia pur ammettendo una bassa incidenza di effetti collaterali. Il mondo intero sta facendo sforzi sovrumani per rendere disponibili il maggior numero di dosi possibili per estendere il più possibile la copertura vaccinale. Il vaccino presenta un’utilità, non soltanto per i soggetti che intendono, su base volontaria, vaccinarsi, ma anche per coloro i quali, per motivi di salute, non potranno sottoporsi a vaccinazione.
Come professionisti della salute, delle cure e dell’assistenza, risulta incomprensibile il nostro diniego. La nostra professione ha fatto, fa e farà passi da gigante attraverso le scoperte scientifiche e l’attività di ricerca. Dire no al vaccino e trasmettere il nostro scetticismo, è come rinnegare l’utilità e la nostra fiducia alla ricerca scientifica per la salute. Addirittura è in palese contrasto con la nostra deontologia professionale.
La campagna vaccinale in corso in questo periodo è un’opportunità straordinaria per tutte le lavoratrici e i lavoratori del settore sanitario e socio-sanitario; la categoria professionale è stata infatti individuata come prioritaria. Abbiamo il dovere, etico e professionale, non solo di proteggere noi stessi ma anche i nostri assistiti e i nostri famigliari. In questo abbiamo creduto quando abbiamo scelto la nostra professione, e in questo dobbiamo continuare a credere, perché questa è, e sarà, la strada da seguire. La strada della ricerca, dell’innovazione e del progresso scientifico delle cure e della prevenzione.
Quindi perché fermarsi davanti a una richiesta di adesione volontaria, quando i benefici possono essere di gran lunga molti di più di quanto finora messo in campo? Nessuno di noi, sanitari e socio-sanitari, dovrebbe indugiare. Ricorrere alla Costituzione, al TU della sicurezza, ai pareri dei giuristi quando abbiamo le competenze e le conoscenze per riflettere e scegliere da soli, in autonomia.
Il tempo degli indugi è terminato, la battaglia al contrasto e al contenimento del virus deve procedere. Con la giusta consapevolezza e una sana determinazione, tipica del nostro modo di agire quotidiano, prendiamoci il tempo necessario per completare le nostre conoscenze e informazioni al riguardo. Il nostro sforzo come sindacato, è quello di chiedere la maggiore collaborazione delle nostre dirigenze sanitarie e socio-sanitarie per diffondere ed estendere la massima informazione alle lavoratrici e ai lavoratori, prevedendo e agevolando momenti condivisi di incontro. Eliminiamo tutti i nostri dubbi, spostiamoci dalle posizioni riluttanti a prescindere, parliamone all’interno dei nostri luoghi di lavoro e andiamo tutti insieme incontro a un mondo nuovo. #iomivaccino.